Mio papà Tullio

Ultimo nato ed unico maschio fu mio padre Tullio, un uomo elegante dai modi educati, con una bella voce. Alla morte prematura del padre, che fece venir meno guida e sostentamento insieme, reagì con la positività contadina che non si scoraggia e ripose fiducia e speranze nella terra. Fatica tanta ma non sempre la terra ripaga puntuale o abbastanza, perciò, se devi badare alla famiglia, occorre andare anche in fabbrica, in cantiere, ovunque ci sia da tirare su due soldi. Mio padre non si sottrasse. Eppure, dal suo modo di fare non traspariva la fatica spesa in gioventù nei lavori più usuranti come ad esempio da addetto all’altoforno, a contatto con il piombo, o manovale in una segheria dove, per un incidente, venne schiacciato fra i tronchi e perse un rene. E tutto questo mentre, senza mai lamentarsi, conduceva in parallelo la sua azienda agricola che produceva 700 quintali di mele all’anno.

Ha lasciato a noi dei ricordi bellissimi. Mi accorgevo che, pur vivendo lontani e incontrandoci solo nelle occasioni di festa o vacanza, li seguiva tutti, soffermandosi con la sua sensibilità su quelli che di volta in volta gli sembravano più deboli e bisognosi di consigli. L’ultima volta fu con Thomas, due ore prima di mancare. Se avesse potuto seguire le orme paterne, anche mio padre sarebbe diventato un buon imprenditore perché non gli mancavano né dialettica né presenza, che sempre aiutano.

La sua filosofia, semplice e allo stesso tempo arguta, da uomo dei fatti, figlio della sua terra, così come la sua naturale simpatia, hanno lasciato bei ricordi anche fuori dalla famiglia. Una nostra giovane amica che ebbe modo di conoscerlo lo chiama “nonno” e, in una lettera, lo ricorda così: “Ricordo sempre anche quando ho conosciuto il nonno Tullio: sapevi che la prima cosa che fece fu testare se le mie gambe erano muscolose e forti? È stato uno dei gesti più veri e al tempo stesso più intensamente semplici. Lo porto nel cuore.”

A mia moglie Margherita Tullio riservava un affetto speciale e lei ama ricordarlo: ”…con quella camicia di flanella rossa a quadretti, in jeans, le mani in tasca con il sorriso un po’ timido, quasi impacciato. È davvero un caro ricordo.”

Ci ha lasciato in eredita alcuni valori fondamentali come: mantenere la parola data, la correttezza, l’onestà intellettuale, che sono una guida costante nel nostro lavoro.

Su certi principi non transigeva: il divertimento ci doveva essere, ma solo dopo lo studio e il lavoro. È stato un padre e un nonno allegro e sempre orgoglioso di quanto io e i miei figli abbiamo saputo realizzare, anche perché intravedeva in noi quello spirito imprenditoriale che era stato di suo padre e che lui per vari impedimenti non aveva seguito.

Era un uomo curioso, intelligente, leggeva e voleva essere informato ma, soprattutto, sapeva amare e difendere la propria famiglia con ogni mezzo.

Quirino

Ho voluto raccontare la storia che conosco della nostra famiglia partendo da Nonno Quirino.

L’ho fatto soprattutto per i miei quattro figli, al fine che conoscessero le nostre origini.

N.B. Per i miei parenti che dovessero leggere quanto ho raccolto e scritto, li invito, qualora dovessero esserne  in possesso, ad inviarmi foto o altre informazioni che riguardano la famiglia Valandro.

Nella foto: Tullio e Elvina
Nella foto: Margherita e Tullio